Kentucky Route Zero – Fuori dal tempo

Eh si, fuori dal tempo da parte mia e da parte sua: uscito nel 2013 e diviso in capitoli per arrivare a pubblicare il quinto e ultimo capitolo il 28 gennaio 2020.

Siamo entrambi fuori dal tempo, ma ammetto che Kentucky Route Zero lo e per motivi più un nobile di un ritardo di due anni nell’espressione di una propria opinione. Un’opera magistrale come questa non può essere inquadrata in nulla, non è un’avventura grafica, non è una visual novel e nemmeno un punta e clicca.

A dirla tutta non è nemmeno un videogioco.

È una di quelle esperienze che si fatica a raccontare perchè nessuno ha provato le tue stesse emozioni mentre ci giocava, anzi addirittura c’è gente che si lamentava perchè si leggeva e basta.

Non hanno del tutto torto, è effettivamente così ma sono bastati 2 momenti per interrompere questo torpore avvertito da alcuni utenti che hanno votato 1/10 il gioco, o meglio due canzoni.

Partiamo al contrario, sul finale, davanti alla stalla dopo l’alluvione che ha colpito tutta la vallata, in particolare proprio gli abitanti di questa stalla: due cavalli, simbolo del gioco fin dalla primissima scena, non hanno resistito alle intemperie e il proprietario della struttura ha dovuto trascinare lui stesso i corpi delle cose a cui era più affezionato da quando le aveva conosciute.

Gli abitanti del villaggio, ovvero i protagonisti di tutta la storia organizzano una cerimonia per ricordarli, intonando una stupenda canzone acappella in coro, per poi lasciare spazio ai titoli di coda.

Prima di parlare del momento più memorabile vorrei aprire una parentesi sul protagonista, accompagnato fin dai primi minuti da una ragazza. Sembravano fatti per stare insieme, la complicità cresceva man mano che il viaggio proseguiva e quando mancava finalmente poco per finire di percorrere quella strada immersa nell’immaginazione e sospesa tra realtà e finzione, Conway decide di accettare il suo destino senza seguire il consiglio della ragazza che lo invitava a combattere.

Quindi lei prende le redini e arriva finalmente alla catarsi, portandoci con lei dall’inizio alla fine, circondandoci di amici e conoscenze tutti con una vita intera alle spalle.

Dopo quest’inciso, vorrei parlarvi del momento più memorabile nella storia dei videogiochi.

Junebug è una cantante irriverente e molto eccentrica, accompagnata dal suo fidato batterista ogni volta verso una bettola diversa in cui esibirsi. Con un considerevole ritardo riesce ad arrivare al bar dove i protagonisti stanno riposando dopo che i due artisti li hanno scortati dato che la loro macchina si era rotta.

In quest’esibizione non solo si sottolinea l’essenza della musica e dei mille messaggi che veicola grazie a melodia, testo, scenografia e sensibilità dell’ascoltatore.

Comincia a sentirsi un’arrangiamento elettronico tra sintetizzatori e batterie, poi comincia a cantare Junebug, con una voce che raramente si sente in giro oscillando tra acuti spaccatimpani arrivando a tonalità talmente basse da diventare accoglienti.

Lentamente pavimento e soffitto cominciano ad aprirsi per far vedere l’intero cielo di notte sotto le note di una cantante che non sono riuscito a rintracciare, purtroppo.

Dopo appaiono 3 frasi, una più significativa dell’altra, a discrezione del giocatore. Lì per lì pensavo fosse il ritornello, poi spostando l’analogico capisco che erano tutte e tre scelte, e che Junebug avrebbe intonato quella scelta da te.

Ci sono 3 di queste scelte, abbastanza per comporre una canzone fatta a pennello da te.

Saranno le note stupende, la sorpresa, il vestito blu brillante della cantante, il soffitto, l’atmosfera, il momento della giornata o semplicemente la genialità e la sensibilità di quel momento, ma purtroppo non me lo dimenticherò mai per riprovare di nuovo le stesse emozioni.

Per me, l’unica esperienza da 10 su 10.


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